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Sabato, 16 Aprile 2016 12:15

IV Domenica di Pasqua

33
Dal Sermone sulle nozze regali (C.468)


Entrando nella sala di nozze per vedere gli invitati, il re scrutando, ne vede uno senza la veste nuziale, tanto da offendere il convito. Costoro sono coloro che si recano a ricevere l’Eucaristia con addosso il proprio peccato. […]. 

Tuttavia entra Cristo nelle loro anime e questi riprendono la strada. Infatti, chi non tremerebbe in un tale convito? Per questo cristiani, chiamandovi il buon pastore alle sue nozze, al suo convito, deponete le seduzioni ed oggi apprendiamo dal Vangelo e dall’Apostolo Paolo come entrare in questo convito. Egli è il buon pastore e vuole riconoscere le sue pecore. Questo desidera realizzare oggi con noi! 

Anzi è lui che esorta e invita a queste nozze! Venite dunque e le vostre preoccupazioni non siano gli svaghi o gli affari! Venite, venite con la veste nuziale, solamente per Dio rivestiti di virtù. Affinché giungendo l’ospite alla mensa, possa egli stesso intrattenervi alla sua cena in un convito eterno.
Sabato, 09 Aprile 2016 08:49

III Domenica di Pasqua

332
Dal Sermone beati gli occhi che vedono (C. 346)


“Beati i vostri occhi che vedono”. Bellissima e degna di considerazione, questa sentenza di Gesù. Quattro cose vi si ossevano. La prima, riguarda gli occhi a cui il Signore si riferisce. La seconda, di che beatitudine si tratta. Cosa vedono gli Apostoli per essere beati? La quarta, in che senso gli Apostoli sono lodati. 

Per intendere questa massima dobbiamo tenere presente il ringraziamento che Gesù fa al Padre per aver manifestato attraverso la parola i suoi segreti, nascondendoli ai malvagi (Cf. Mt 11,25).  

Così il Maestro, chiamati da parte i discepoli con volto pacato dice loro: beati i vostri occhi perché vedono. Quasi volendo esprimere loro: Beati e felici voi ai quali è fatta tanta grazia, offerto tanto dono, nel vedere cose grandi e comprendere tanti misteri! 

Di quali occhi parla il Salvatorie? Non certo quelli del corpo, perché sarebbero stati beati anche i Fariseri che vedevano come gli Apostoli. Gesù parla degli occhi dell’anima, cioè dell’intelletto, nel quale risiede la fede. L’intelligenza umana  è come un occhio, attraverso il quale l’anima vede le cose appartenenti alla nostra salvezza.

Sabato, 02 Aprile 2016 09:37

II Domenica di Pasqua

255Da un sermone sulla domenica in albis (C. 338)

[…]  Stette Gesù in mezzo! E’ stato sempre suo desiderio essere in mezzo alla nostra umanità: quando nacque in un presepe; stette in mezzo tra i due ladroni sulla croce, piantato sulla terra; oggi è in mezzo ai suoi discepoli. Questo per mostrarci, o carissimi, che è lui la regola della vita cristiana. 

Pace a voi! (Gv 20,19) Dolce voce, soave voce, poiché come dice la Scrittura: egli dispone le fondamenta della terra (Cf. Pr 8,29). Ora mi voglio soffermare sul senso della pace […]

Vedete carissimi, ciascuna cosa cerca il proprio ordine, la propria disciplina. Infatti, per quanto riguarda la pace, ciò che Dio fece nell’universo, lo realizzò nel mondo più piccolo, nell’uomo che egli  ha fatto giusto (Cf. Qo 7,29). Ora nell’ordine divino, dato che i sensi sono sottoposti alla volontà, non vi è tranquillità e pace davanti al peccato. […] Occorre essere in pace con Dio e con se stessi, pace con il prossimo come comanda il Signore, è necessaria la pace tra le nostre famiglie cosicché ne provenga beneficio a colore che le abitano.  

Pace ai governanti, perché abbiano davanti ai loro occhi, l’ordine stabilito da Dio ed il suo onore. Ugualmente sia fatta giustizia al povero come al ricco, perché il Signore sta in mezzo a noi. Pace affinché i poveri siano soccorsi. 

E finalmente questa pace ha sempre voluta Cristo. Per questo venne dal cielo in un tempo di pace e gli angeli cantarono la pace, apparve ai suoi discepoli e lasciò loro la pace, ma soprattutto sul duro legno della croce egli fu la nostra pace.
 

Sabato, 26 Marzo 2016 22:48

Domenica di Pasqua

254Dal sermone sul fine dell’uomo (C. 506)

L’Altissimo ed eterno Dio creando questo universo, costituì come dice la Sapienza tutte le cose in peso, numero e misura (Cf. Sap 11,21) e ad ogni cosa diede il proprio fine […]. Ora l’uomo, il più nobile tra tutte le creature, fu stabilito come fine di tutte le cose create. E che sia l’uomo il fine delle cose create lo afferma la Scrittura dicendo: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza (Gn 1,26) […].

Ma solo all’uomo tra le realtà create, Dio ha dato la possibilità di essere fruitore della divina essenza. Ora, come nelle cose naturali i mezzi sono naturali […], similmente nelle cose spirituali i mezzi per condurci al nostro fine sovrannaturale, devono essere tali. E fra tutti i mezzi proporzionati ed efficaci vi sono i santi sacramenti. 

Il Battesimo, la Penitenza e l’Eucaristia. Infatti, attraverso il primo ci riconciliamo con Dio, otteniamo la grazia per la quale la fede si fa viva, la carità s’infiamma, la speranza si rinverdisce e l’umanità cammina verso il suo fine. Per il sacramento dell’Eucaristia, inoltre, siamo confortati, nutriti spiritualmente, siamo uniti e trasformati in Dio. Siamo, come dice l’Apostolo resi partecipi della natura divina. (2Pt 1,4)
Sabato, 19 Marzo 2016 08:22

Domenica delle Palme

252Da un Sermone sul pianto di Gesù (C. 342)

Quando arrivati nelle vicinanze di Gerusalemme, giunsero in vista di Betfage, alle falde del monte degli ulivi, Gesù mandò due discepoli (Mt 21,1). Basterebbe questo Vangelo per costringere gli uomini a convertirsi. Ora dice l’evangelista mentre si avvicinava il giorno solenne delle Palme quando con tanta gloria e trionfo il Signore entrava a Gerusalemme, Gesù vedendo la città pianse (Cf. Lc 19,41). 

Quale il motivo di questo pianto? Egli piange come una madre che per redimere il figlio dal male, usando ogni rimedio, senza procurargli giovamento, piange davanti a lui. E questo perché ciò che non hanno potuto i rimedi, lo provochino le lacrime. Così carissimi, il nostro Salvatore, avendo offerto tanti rimedi per salvare il suo popolo, infine mostra il suo volto irrorato di lacrime. Poteva piangere di lontano e di nascosto, ma il vangelo ci dice: mentre si avvicinava a Gerusalemme. 

Perché piangi mio Signore? Chi ti ha offeso? Piangi in questo giorno in cui il popolo ti attribuisce onore e gloria? Mi sembra che Cristo risponda: E’ proprio questa la causo del mio dolore. Questo popolo che oggi mi benedice e domani mi tradisce e crocifigge.

Sabato, 12 Marzo 2016 09:43

V Domenica di Quaresima

251Dal Sermone sulle nozze regali (C.468)

Entrando nella sala di nozze per vedere gli invitati, il re scrutando, ne scorge uno senza la veste nuziale, tanto da offendere con la sua presenza il convito. Costoro sono coloro che si recano a ricevere l’Eucaristia con addosso il proprio peccato. […]. 

Tuttavia entra Cristo nelle loro anime e questi riprendono la strada. Infatti, chi non tremerebbe in un tale convito? Per questo cristiani, chiamandovi il buon pastore alle sue nozze, al suo convito, deponete le seduzioni ed oggi apprendiamo dal Vangelo e dall’Apostolo Paolo come entrare in questo convito. Egli è il buon pastore e vuole riconoscere le sue pecore. Questo desidera realizzare oggi con noi! 

Anzi è lui che esorta e invita a queste nozze! Venite dunque e le vostre preoccupazioni non siano gli svaghi o gli affari! Venite, venite con la veste nuziale, solamente per Dio rivestiti di virtù. Affinché giungendo l’ospite alla mensa, possa egli stesso intrattenervi alla sua cena in un convito eterno.
Sabato, 05 Marzo 2016 18:59

IV Domenica di Quaresima

250Da una meditazione sulla Passione (C. 245v.)

Afferma [Giovanni nell’Apocalisse] che l’albero della vita i cui frutti erano soavissimi e le foglie di gran virtù per sanare ogni infermità. Quei frutti sono immagine dei benefici spirituali che si ottengono meditando la passione. Le foglie che risanano sono gli sputi, le piaghe, il sangue del Crocifisso. Tali foglie che seppur destinate al tormento, offrono anche ornamento e spandono celeste amore. 

Dio stesso volle che fosse custodito il bastone di  Mosè con il quale compì diversi prodigi, e volle altrettanto che la Croce fosse anche conservata nella mente umana attraverso la contemplazione perché potessimo ricordare quanto Dio ha fatto per noi. Dopo aver creato ogni cosa Dio scelse il luogo più degno del Paradiso per porvi l’albero della vita. Allo stesso modo la Chiesa fa con l’albero della croce. All’Apostolo Giovanni gli fu mostrata quella grande città che era la Chiesa in mezzo ad essa vi era un albero che aveva dodici buoni frutti per ciascun mese (Cf.  Ap 22,2). Questo albero è la croce che possiede infiniti frutti, ma dodici sono molto  speciali.

Il primo è dato a coloro che ascoltata la passone  ne ottengono luce. Infatti, osserva il salmista: Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti (Sal 33,6). Nel secondo frutto  attraverso questa illuminazione spirituale l’anima conosce  il suo stato e come il figlio prodigo piange i peccati. Nel terzo frutto viene donata la devozione, la quale non solo è molto utile, ma senza il suo ausilio non si può vivere né rimanere molto tempo nel divino amore. Nel quarto frutto è concessa la fortezza in ogni tribolazione. Nel quinto la fuga dai peccati. Nel sesto la dolcezza nelle tribolazioni. Nel settimo la conoscenza della nobiltà dell’anima. Nell’ottavo la purificazione dei peccati. Nel nono la pienezza della divina dolcezza. Nel decimo veniamo trasformati in Dio. Come afferma nella Scrittura: attirerà a sé ogni cosa (Cf. Gv 12,32). Nell’undicesimo il cuore è riscaldato ed eccitato il fervore. Nel dodicesimo la fiamma del divino amore.

Sabato, 27 Febbraio 2016 15:13

III domenica di quaresima

249Da un Sermone sulla parabola delle dieci Vergini (C. 478)

Non definiremmo noi stolto quel contadino che possedendo un campo pieno di pietre e spine non si mettesse a riordinarlo, ma dirà di farlo a suo tempo? Non sarà giudicato altrettanto insensato colui che, avendo inimicizia mortale con il suo avversario e avendo la possibilità di pacificarsi, dicesse che occorre attendere la debolezza dell’avversario a causa della mancanza di armi e che il nemico ha più forza in sé. 

Sarebbe da stimare imprudente colui che dovendo cavare un chiodo dal duro legno, lo rimandasse all’indietro pensando in questo modo di poterlo rimuovere. Infine, sarebbe demenziale che il servo si privasse del favore dei suoi padroni a rischio della propria vita. Così, o anime devote, presumere di se stessi e sprecare davanti a Dio il dono della penitenza. […]
Lunedì, 22 Febbraio 2016 13:26

II domenica di quaresima

248Dal Sermone sulla Divina bellezza (C. 244)

Tutti desiderano l’umana bellezza e l’amano, come ci ricorda la Sacra Scrittura. Alcuni furono da essa accecati perché possiede una grande forza. Per tale motivo alcuni santi, passarono la loro vita senza guardare in faccia nessuno. 

Ora se le realtà umane muovono tanto l’uomo ad amarle, come non ci attirerà Dio che è somma bellezza? Ma per parlare della bellezza di Dio è come scorgere le gocce in mezzo al mare. Sarebbe più facile, perché della sua magnificenza è scritto: “è mia la bellezza dei campi” (Cf Sal 49,11). 

 In effetti, questo campo di cui parla il salmista è l’universo. Cosiché difficilmente si può comprendere tale bellezza. Per questo è necessario ascendere dalle creature al Creatore essendo che queste sono, come affermano alcuni santi, vestigia della divinità. 

Contempla dunque la bellezza degli Angeli e dei Santi. Ma tutte queste appartengono a Dio in grado più eminente, poiché egli è origine di tutta la bellezza. 

Per questo riflettendo la nobiltà di Dio le creature devono muoverci e attrarci ad amarlo. Come molti per godere della bellezza affrontano tanti disagi, quanto più noi, mossi dall’eterna bellezza di Dio?

Venerdì, 01 Gennaio 2016 17:48

II Domenica di Avvento

237
Da un Sermone sul Battista (C. 394)


San Giovanni Battista la sua condizione è di stirpe regale. Alla sua nascita si prega in festa, si scioglie la lingua dei muti, è chiamato con il nome Giovanni. Piccolo fugge il mondo, lascia la delicatezza delle vesti, abbandona il padre e la madre, lascia la dignità, i cibi prelibati, lascia la compagnia della città, va a fare penitenza da giovane, abbraccia la solitudine, vive in austerità, fugge le occasioni i vizi e i peccati. 

Predica ai peccatori. Va incontro al Signore gridando che si raddrizzino le vie. Si reputa indegno di toccare il Signore. Invia a lui i suoi discepoli riconoscendolo più grannde nella dignità. Rimprovera Erode, è messo in prigione, decapitato gode il cielo! 

Come afferma il grande Padre Agostino nei suoi scritti, ogni essere opera secondo la propria natura. Per questo afferma che Dio opera nei cuori degli uomini per orientare le loro volontà in quelle cose che essi vorranno: sia verso il bene, grazie alla sua misericordia, sia verso il male per loro scelta.
 
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